Il punto sulla crisi – 49 / La lunga notte di Bruxelles

Pubblicato su: www.teleborsa.it

Finalmente, dopo un lunghissimo periodo di parole ed incertezze, i leader europei sono riusciti, nella lunga notte di Bruxelles, a compiere alcuni concreti passi verso una stabilizzazione della sempre più pericolante impalcatura europea.

Non si tratta certamente della soluzione a tutti i nostri problemi in quanto la reale efficacia delle determinazioni del Consiglio Europeo risulterà evidente solo quando saranno chiariti le modalità di ingaggio (condizioni per attivare i fondi, controlli, tipologia dell’intervento etc.) ed i tempi che si renderanno necessari per dare concreta attuazione alle deliberazioni politiche del Consiglio: come noto i tempi dei mercati e della speculazione sono decisamente diversi dai tempi richiesti dalle formalità e dalla burocrazia. Ciò premesso, rimane il fatto che la determinazione del blocco italo-spagnolo, adeguatamente spalleggiato da un prezioso Hollande, ha sicuramente ottenuto risultati prima neanche immaginabili.

Il primo risultato conseguito, è quello denominato scudo anti spread. Il problema, ben evidenziato da Monti, nasce dal fatto che, attualmente, alcuni Paesi, pur avendo in corso imponenti piani di risanamento (vedi Italia e Spagna) possono trovare un ostacolo insormontabile nell’impossibilità di rifinanziare il proprio debito a costi sostenibili a causa delle pressioni dei mercati, della speculazione o di situazioni di contagio esterno. La soluzione prospettata consiste nel consentire ai Fondi Salva Stato di acquistare in asta o sul secondario (attraverso la BCE) i titoli dello Stato virtuoso in difficoltà calmierando, in questa maniera, l’ascesa dei rendimenti richiesti. La grande differenza rispetto al passato è che il meccanismo dovrebbe muoversi in maniera “flessibile ed efficace” e, non rientrando nell’ambito di un piano di salvataggio conclamato, non imporrebbe allo Stato assistito di sottostare ad un ulteriore protocollo di impegni ed al temuto controllo della Troika (vedi Grecia).

Il secondo risultato riguarda invece il sistema bancario: a questo riguardo il Consiglio di Bruxelles, riprendendo il primo punto del piano Van Rompuy, ha previsto l’attivazione (probabilmente entro un anno) di un meccanismo di vigilanza unico entro il quale la BCE assumerà il ruolo di supervisore sulle banche dei 17 Paesi dell’Euro. Ma, soprattutto, il Consiglio ha anche deciso che, una volta varata la vigilanza centralizzata, il Fondo ESM potrà concedere prestiti direttamente alle Banche, senza impattare, in questo modo, sul debito pubblico degli Stati coinvolti. Il tentativo è volto ad uscire dall’insana spirale nell’ambito della quale, attualmente, gli interventi a favore delle banche, incrementando il debito pubblico del Paese di origine, finiscono per ritorcersi contro gli Istituti stessi, notoriamente grandi detentori di titoli pubblici.

Il terzo risultato, è poi costituito da un pacchetto di misure volte a rendere più sostenibile la politica di rigore richiesta ai Paesi dell’Unione Europea e a stimolare la crescita. Questo intervento, che poggerà su uno stanziamento di 120 mld, prevederà, tra l’altro, la ricapitalizzazione della Bei al fine di finanziare gli investimenti strategici (infrastrutture, telecomunicazioni etc), nonché l’inizio della sperimentazione dei famosi “project bond” volti a sostenere settori chiave per l’Europa quali trasporti, energia, banda larga etc.

Il quarto risultato, di più ampio respiro, ma di importanza fondamentale, è costituito dall’incarico affidato dal Consiglio Europeo a Van Rompuy di preparare, entro il dicembre 2012, un insieme di proposte volte al consolidamento dell’Unione Europea. La road map dovrà trattare di finanza integrata, di bilancio integrato, nonché di coordinamento delle politiche economiche dei diversi Paesi europei. Tutto molto complesso, tutto molto ambizioso, ma i recenti accadimenti ci hanno insegnato almeno una cosa: nell’attuale scenario nulla può essere più catalogato, a priori, come “impossibile”.

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