Il punto sulla crisi – 27 / La lezione della Lehman

Pubblicato su: www.teleborsa.it

Il 15 settembre 2008, dopo essere sopravvissuta alla crisi del 1929, la Lehman Btothers, schiacciata da circa 600 mld di dollari di debiti, veniva lasciata fallire in nome delle sacre ed inviolabili leggi del mercato. Subito dopo, non appena fu a tutti chiaro che il sistema non avrebbe retto, tutti i principali governi si coordinarono precipitosamente dando vita al più grande intervento finanziario coordinato mai attivato sul pianeta.

Ovviamente, questo intervento partiva dal presupposto che nel caso della Lehman era stato commesso un tragico errore in quanto era stato totalmente sottovalutato il rischio sistemico derivante dalle infinite interconnessioni ormai presenti nel sistema economico-finanziario globale. Di conseguenza, al fine di evitare che ulteriori casi di default potessero contagiare l’intero sistema, l’ordine di scuderia fu quello di impedire ad ogni costo il “crack” di altri soggetti istituzionali di qualche rilievo (banche, assicurazioni, etc).

Tornando ora ai nostri giorni, la prima impressione che si ricava dall’osservazione del periodo post Lehman è che l’attuale sistema finanziario non abbia voluto trarre dalla crisi di avidità del 2008 grandi insegnamenti al fine di impedire il ripetersi di quei drammatici eventi. Più in particolare, ad esempio, continuano a circolare prodotti derivati pari a circa 10 volte il PIL del mondo, gli attacchi speculativi appaiono sempre più incisivi, le grandi banche di investimento hanno ricominciato a macinare enormi utili investendo in attività finanziarie gli ingenti aiuti di stato ricevuti, le società di rating (concausa della propagazione della crisi) continuano ad esprimere giudizi inappellabili incuranti delle conseguenze economiche e soprattutto sociali (vedi scontri di piazza ad Atene) delle loro esternazioni.

Tuttavia, forse, nonostante tutto, la lezione della Lehman Brothers a qualcosa è servita. Infatti, la triste vicenda della banca USA evidentemente non è bastata ad impedire che la situazione in Grecia degenerasse, tuttavia è riuscita perlomeno ad instillare nei Partners europei il dubbio che abbandonare la Grecia al proprio destino, sul modello Lehman, potesse nuovamente rivelarsi un tragico errore o fosse, comunque, troppo pericoloso da fare.

La conseguenza è stata la nascita, all’alba del 22 Febbraio, dopo due anni di trattative, di un piano di salvataggio che non ha eguali nella storia: il maxi piano prevede altri 130 mld di aiuti (oltre ai 110 già erogati) la sostituzione dei bond in possesso di banche e privati con altri bond a durata più lunga e meno onerosi, nonché la rinuncia retroattiva da parte dei Paesi dell’Eurozona ad una quota degli interessi maturati sui prestiti già erogati.

E poiché ritengo che il varo di questo salvataggio sia stato di fondamentale importanza per la progressiva stabilizzazione della situazione nell’area Euro, la speranza è che, come accaduto nel caso ellenico, anche altre lezioni scaturite dalla grande crisi di avidità possano servire ad evitare il ripetersi in futuro di errori anche più gravi di quelli già commessi.

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